Spazi pubblici - Paesaggi urbani

PIAZZA MARTIRI, MILIS (OR) 

Il progetto preliminare, vincitore di un concorso nazionale, prevedeva lo spostamento dell’elegante monumento ai caduti al centro della piazza. La successiva decisione di non trasferirlo indusse la riprogettazione del triangolo centrale: aperto verso la piazza e delineato da una panchina.
Il progetto prevedeva che altre panche sorgessero dalle curve bianche della pavimentazione, creando altri spazi di sosta.
Il disegno unisce tanti luoghi diversi: il rosso palazzo Bojl dell’Amministrazione Comunale, la chiesa di impianto romanico, il mercatino porticato, residenze, bar e pubblici esercizi, creando davanti a essi spazi pedonali.

Gli elementi portanti partono dal centro, incrocio di tutte le strade confluenti; dal centro, come prodotte da un sasso gettato nell’acqua, partono gli ellissi irregolari, uno diverso dall’altro. Le curve sono un abbraccio. Le linee rette intersecanti creano la tensione. Il triangolo che si forma di fronte al bel palazzo “piemontese” si adatta a giardino sia per uso civico di sosta, sia per addolcire e vivacizzare il luogo, con poche specie di vegetazione mediterranea: rosmarino prostrato , Phoenix canariensis  e Washingtonia filifera. Il colore  dei materiali per la pavimentazione esalta il disegno: il basalto nero intersecato dalle linee bianche del Biancone di Orosei. La pavimentazione valorizza la bellezza delle pietre sarde che,al tempo, erano sottovalutate: il basalto locale, oltre alla ovvia durezza, ha il calore della lava viva per le porosità presenti. Venne introdotta la lavorazione a scalpello e a bocciarda, poco conosciuta, rifinite col cosiddetto “nastrino”. La posa delle pietre a ricorsi di diverse misure a “filarone”, cioè a file parallele, a “spina reale”, cioè con unica separazione centrale e ad andamento curvilineo per sottolineare le curve degli ovoidi. 

I disegni ovoidali sono eseguiti col “Biancone di Orosei”, un marmo locale dal colore  particolarmente caldo. I piani, volutamente, non sono  stati lavorati ma lasciati a ”taglio di sega”, perché il bianco rimanesse vivido e non si formassero residui di sporco, in particolare quello della gomma delle auto. Il taglio a lastre viene fiancheggiato da “concetti” di biancone, per meglio definire la curva e “ammorbidire” il taglio bianco. Nel triangolo centrale il piano tra le sedute è in acciottolato di basalto. 

La panchina                                       

La panchina perimetra il triangolo al centro della piazza e fronteggia il palazzo rosso. E’ un elemento che fa da staccionata ma non chiude, si impone come elemento centrale. Quello che era molto visibile, lo schienale, doveva perciò essere prezioso. Fu un’occasione per rappresentare un aspetto collettivo importante della comunità sarda, un ricordo dei loro bellissimi balli. Realizzato con una Trachite rossa dalla durezza inconsueta. Il disegno a mano libera sulla carta fu portato alla grandezza voluta e, una volta trasferita l’impronta sulla pietra fu di nuovo ripreso a mano libera. Un abilissimo artigiano locale ne realizzò l’incisione con lo strumento. Per evitare un senso di barriera e per alleggerire l’impatto visivo, vennero praticati dei fori. Verso l’interno della piazzetta centrale, lo schienale della panchina non ripete le incisioni del disegno; rimangono  la sagoma e i fori. La seduta in basalto levigato della panca è la continuazione della lastra che a terra delimita il triangolo della piazzetta, sale lentamente, curvando, crea il piano di seduta. Si interrompe, scendendo bruscamente, in due punti, per lasciare lo spazio al palo che sostiene il globo dell’illuminazione. La pavimentazione è in ciottoli di basalto e lo stesso rivestimento sale sul fronte della panca. 

Le caditoie                                          

L’architettura, il progetto di uno spazio aperto, di un edificio o altro, è determinato da elementi strutturanti, fatti di linee e forme. Questa struttura portante sottende un pensiero, un’immagine, che l’incontro con il luogo, con l’oggetto del progetto ha procurato, provocato. Non meno importante, è la cura che dal tutto, dall’insieme, viene calata nel particolare, nell’uso del materiale o del colore giusto, nel cosiddetto decorativo. Questo è l’aspetto che fornisce la godibilità, è la mano che accarezza, che accudisce, è la prova che la costruzione di un luogo nuovo è tutta pensata per chi quel luogo dovrà vivere. In questo  caso venne posta attenzione anche alle caditoie per l’acqua. La pietra di basalto è scolpita con una spirale che fa cadere l’acqua con un piccolo vortice. Le tre caditoie centrali sono unite a triangolo da listelli di pietra con due incisioni laterali ed il triangolo risalta in modo netto perché posto sulla pavimentazione in acciottolato.

RIPRISTINO AMBIENTALE PER IL CONSORZIO CUOIODEPUR, SAN MINIATO(PI)                                                     

Il progetto, in collaborazione con l’Arch. Pozzoli, deve risolvere l’impatto visivo del grande insediamento e dell’inquinamento dell’aria prodotto dal lavoro degli impianti. 

Il Consorzio Cuiodepur  raccoglie le scorie di lavorazione del cuoio, attività tipica della zona. La depurazione dei fanghi nelle vasche produce odori inquinanti. Si studiano l’andamento dei venti e delle correnti stagionali, quindi è proposta la realizzazione di vari dossi a margine delle vasche e dell’intero lotto. La vegetazione, scelta tra le speci locali, è di varie altezze. Le alberature sui dossi fungono da principale barriera all’espansione degli odori. Dentro una pioppeta si progetta, come depurazione finale delle acque,un grande lago ossigenante ai cui margini è piantata una ricca scelta di piante per la fitodepurazione.

PIAZZALE SAN PAOLO – MILIS (OR) 

Il piazzale giardino, all’entrata del paese, viene utilizzato per feste e come spazio di lavorazione di artigiani per le stuoie di canne. Il rispetto per l’uso consolidato induce a mantenere i piani centrali, protetti verso la strada da una lunga aiola con arbusti. 

Lo spazio da organizzare è lungo e stretto, perciò si pensa di movimentarlo componendo cerchio, rette e segmenti di cerchio. Il piazzale si accosta alla chiesa romanica di San Paolo, con paramento a righe bianche e nere. Il grande cerchio, dedicato ai balli, si affianca al muro antico. La sua pavimentazione, pensata in  un primo momento in acciottolato, viene realizzata in cubetti di basalto. Il resto dei piani è a prato e, dove è previsto maggior calpestio, ancora pavimentazione di basalto o ghiaia. Da una retta si attesta al cerchio una fontana, tutti gli spazi sono perimetrati da lunghe panchine  lineari o curvilinee, così da fare emergere la forma disegnata a terra. Le panchine, in ferro, hanno il profilo di un nastro continuo e i moduli sono raccordati tra loro con un ellisse ripreso dall’inferriata di recinzione del giardino di aranci che fronteggia il piazzale. 

Il grande cerchio è delimitato, quasi interamente, dalla panchina in ferro circolare. A una estremità di essa si affianca la fontana, dalla linea essenziale. E’ costituita da due travi. Quella verticale, robusta, si protrae alla base, formando quasi un piede che si aggancia molto bene alla terra. L’altra, più snella, obliqua, si appoggia alla precedente e quindi scivola a terra e diventa orizzontale senza soluzione di continuità. La trave obliqua ha un taglio longitudinale che permette all’acqua di uscire a pioggia, cadendo sulla griglia a terra. L’altezza della fontana consente di attraversare il doppio velo di acqua e di potere farsi bagnare come da una pioggia primaverile. Sul fronte, il marmo di Biancone di Orosei è intagliato e, a incasso, è creata una maschera nera di Basalto. Due rubinetti, uno in alto per gli adulti e uno in basso per i bimbi, sono inseriti per dissetarsi. 

Gli spazi geometrici sono nettamente delineati da elementi verticali, le panchine, e da elementi orizzontali, i cordoli e i differenti materiale per la pavimentazione. Una di queste linee di demarcazione dello spazio è una lastra di Biancone di Orosei, lungo strascico che si protrae sul dorso della fontana. L’acqua che cade si raccoglie a terra nella vasca ricoperta da una griglia dalla forma asimmetrica e curvilinea, che accompagna con movimenti ondeggianti la fermezza della fontana.

RIQUALIFICAZIONE URBANA. COMUNE DI SAN VERO (OR) 

Il paese è cresciuto senza linee direttrici. Lo schema urbano ne risulta con una trama composta di linee acute e discontinue. Abolendo la trascuratezza e mancanza di attenzione nei riguardi dell’aspetto esterno delle abitazioni, questa caratteristica urbana può diventare un elemento di valore e di movimento. Si indicano pochi mezzi da cui partire: valorizzare i materiali tipici di costruzione, principalmente i preziosi muri in terra cruda; introdurre colori e finiture nel regolamento edilizio; valorizzare la trama delle strade con nuove pavimentazioni in pietra e acciottolato. Quindi sono individuate alcune piazze ed altri piccoli spazi che, con una veste nuova e introducendo con abbondanza alberature e vegetazione, aiutino un disegno urbanistico complessivo. 

PIAZZA SANTA SOFIA. PIANTA SAN VERO (OR) 

La bellissima chiesa era soffocata dal piano della strada provinciale, posto a un livello molto più alto dell’ingresso in facciata. Lo slargo frontale era completamente occupato da aiuolette con cespugli spinosi. A destra e sinistra della facciata lo spazio era precluso da muretti e recinzioni. La sfida era costruire unità e omogeneità dilatando virtualmente lo spazio reale carente. Se la “principessa” era la chiesa, tutti gli oggetti si dovevano rivolgere a lei: il segno compositivo fu, quindi, la curva che abbracciava i fianchi, la retta obliqua che partiva da essa e di nuovo la linea curva che riconducevano lo sguardo, dall’intrico dei vicoli retrostanti, al rosone di trachite rossa. Per ottenere il piano della piazza alla stessa quota della chiesa fu necessaria una delicatissima opera di sbancamento del terreno anche intorno alle case, con ricostruzione delle fondazioni e di tutti i sottoservizi. L’apprezzabile dislivello fu risolto dalla scala triangolare e da un muro di contenimento trasformato in fontana che, arretrato rispetto alla vecchia strada, conquistava spazio davanti alla chiesa. Il rifacimento della strada carrabile, che si ricongiunge al precedente piano stradale, è in acciottolato con fasce a lastre di basalto. 

La scala- Le panchine 

La scala a pianta triangolare si incunea e raggiunge il piano alto, uno slargo, non una vera piazza. Lo spazio è comunque molto importante perché da li si può godere, meglio che dagli altri punti, della bellezza della chiesa di Santa Sofia. Lo spazio è chiuso da tutti i lati, quasi una stanza. E come tale si è inteso trattarla: la panchina dall’alto schienale, che asseconda le curve del corpo, vuole essere un divano per il salotto cittadino. La panchina e tutta la pavimentazione, disegnata dalla tessitura di lastre dai diversi tagli, sono costruite con pietra Trachite rossa di eccezionale durezza, frutto di un’accurata ricerca.  Il colore rosso caratterizza questo spazio; la zona intermedia del dislivello, con la scala e la fontana, riprende i toni pastello della chiesa, il piano più basso, quello della chiesa, contrasta la facciata con il nero del Basalto. Anche in questa zona il progetto prevedeva l’ombreggiamento della seduta con piccole palme e l’aiola doveva fiorire con lavanda dalle spighe rosso Magenta.

Le panchine

Due grandi virgole, due braccia, si affiancano alla chiesa per permettere una sosta ai cittadini presso il loro bellissimo monumento. Sono basse panche in Biancone di Orosei, non hanno schienale per non competere con l’alta panchina in trachite rossa posta in alto. Il grosso “bastone” frontale mima la morbidezza di un cuscino.
Alle spalle delle panche, il progetto prevedeva, a sinistra, palme nane e Trachicarpus, palma comunque piccola, per non interferire sulla vista della bella fiancata, mentre a destra, cespugli con fioriture e alberi di Jacaranda mimoseifolia, dall’abbondante fioritura azzurra e dal leggero fogliame. Queste ombreggiature miravano a proteggere dal lungo caldo estivo e a rendere vivo il posto col movimento della vegetazione.
La panca a destra è posta su quota più alta e permette di disegnare una conchiglia che si innesta alla base de bel campanile; il nero del basalto e il bianco del Biancone di Orosei esaltano questa piazzetta laterale a ventaglio.

La fontana 

Il dislivello ottenuto con lo scavo e l’abbassamento del piano stradale poteva essere risolto con una scala continua; si scelse, invece, la costruzione di un muro di contenimento, per avere una parete che facesse da sfondo al nuovo spiazzo in basso. Si vollero richiamare i colori pastello della chiesa trasformando la parete in una fontana. L’eleganza del paramento della chiesa venne ripresa usando trachiti, abbastanza dure, di diversi colori. Lo splendido rosso della trachite del rosone fu imitato, ricostruendolo con resine epossidiche, nella costruzione dei doccioni. Il decoro a bassorilievo posto a pelo acqua riprende l’essenzialità delle decorazioni romaniche di molte chiese sardo-pisane.

PIANO DEL VERDE – PRG CORVARA (BZ)                                                     

Il Piano del Verde era complementare al nuovo PRG di Corvara, noto centro sciistico e turistico dell’Alto Adige. Proprio il fatto che “ il verde” in questo contesto non fosse indirizzato ai tradizionali scopi igienico-ornamentali , qui superflui, fu resa ancora più evidente la sua funzione  di vera e propria programmazione architettonica ed estetica degli spazi vivibili. La vegetazione venne progettata come tessuto connettivo fra le isole abitative, struttura necessaria per spazi esistenti privi di vera organicità urbana. 

Per creare una maglia urbana sono creati e potenziati i viali alberati nelle vie principali e secondarie. I dislivelli del tessuto urbano avranno un intervento con impianto massivo di arbusti. Particolare attenzione è posta al greto e alle strade che affiancano il torrente: con la vegetazione e con un lungo boardwalk  in legno che allargandosi crea spazi di sosta e, accanto all’edicola-bar, grande pedana per il ballo. 

La progettazione investì le frazioni di Pescosta e Colfosco e le passeggiate a piedi e su piste ciclabili del vasto territorio comunale.

PIAZZA VITTORIO VENETO, AVETRANA (TA) 

Al centro della cittadina la piazza civica per far emergere un immagine urbana e di luogo di incontro collettivo. La forma attuale è stata voluta per valorizzare il carattere sociale e renderla fulcro e ritrovo collettivo lasciando sgombro lo spazio centrale. E’ stata ripristinata la tradizionale pavimentazione, recuperando le vecchie “basole” in calcare bianco. Sulla pavimentazione si svolgono gli elementi compositivi della piazza: l’ellissi rosso e la fontana, l’unghia della scala per l’ipogeo, il cerchio rosso con l’albero secolare, la doppia stecca della panchina in ghisa ed iroko. 

Lo spazio è definito e delineato dal perimetro dei bei palazzi e, arrivando dalla via centrale, dalla stecca rettilinea della panchina all’ombra di aranci amari. La panchina, lunga 23 metri, ha un profilo a “K”. La struttura in fusione di ghisa, la seduta a sbalzo  e lo schienale in doghe di legno iroko. Più avanti, a terra, il cerchio in pietra rossa e l’orma monumentale dell’albero di olivo secolare trapiantato nella piazza dopo l’espianto da un antico oliveto. Sul fondo la fontana composta dal sinuoso triangolo in granito nero a cui si appoggia il triangolo bianco in calcare. Vicino alla fontana il tratteggio di un’alta inferriata para la scala che scende al frantoio ritrovato con gli scavi dei nuovi lavori. Il trappeto ipogeo, scavato nel tufo, si nasconde sotto la soletta del piano della piazza e il varco di accesso è il taglio a unghia formato dalla doppia curvatura delle pareti in pietra di Carparo. Sulla pietra è stato inciso un graffito che accompagna nella discesa verso l’ipogeo, come in tante grotte pugliesi dove uomini cacciatori diventavano poeti disegnando le loro donne. 

(Coprogettisti : Arch. Ciampelletti, sculture Carlevaro) 

A completamento della piazza viene costruita la fontana che, in fondo, sotto la torre, impone il senso a tutto lo spazio.    Sul basalto nero scorre l’acqua e si raccoglie a terra nella canaletta del piede. Su un lato, a terra, dell’alto (5 metri) e sinuoso triangolo nero, l’acqua scorre disegnando capelli, canalette a sezione triangolare che si concludono nella polla. Il cucchiaio d’acqua è la punta del triangolo bianco, in calcare, che si appoggia al più grande nero. Le due figure sono trattenute dal segno ellittico rosso sul pavimento. Chi ci ha ravvisato la rappresentazione di un bimbo bianco (o un innamorato) che guarda la bella, alta madre nera che lo tiene per mano, chi, elementi geometrici che si snodano e lasciano sul terreno solchi d’aratro, graffi di una mano grande. 

Coprogettisti : Arch. Ciampelletti, sculture Carlevaro

PIAZZA STARA, NUGHEDU SANTA VITTORIA (OR) 

La piazza è attraversata dalla strada provinciale, base da cui  il paese sale con stradette tortuose. Il piano della piazza è un ottimo luogo di incontro e vi si affaccia il Municipio. Il progetto individua pochi elementi, ma in grado di concentrare un’attenzione sui temi significativi della terra sarda e di dare al luogo un senso di cura e di importanza. 

Tre figure solitarie, scabre, primitive, che non hanno rapporto fra di loro, sono poste al centro e dirigono “lo sguardo” verso tre strade. Dalle tre sculture scaturiscono punti d’acqua, che scorrono, per un breve tratto, a fianco delle “strade”, si immergono per poi riemergere, oltrepassando la strada provinciale, in canali d’acqua. Il piano della piazza è in lastre di Basalto mentre le “strade” sono in acciottolato. Il canale d’acqua in alcuni tratti è simulato da strette lastre di basalto lucidato che sottolineano l’andamento delle strade di acciottolato. 

Un’ampia zona pedonale sul fondo della piazza utilizzata come ristoro esterno dei bar,. La parete della casa di fondo ospiterà un “murales” di intaglio in pietra, a simulare rami di alberi. Il progetto prevede anche una nuova distribuzione funzionale dei parcheggi e delle fermate dei bus.

Si viene a creare un’ampia zona pedonale, che, sul fondo della piazza, può essere utilizzata come ristoro esterno dei bar, vicino alle sculture.
A perimetro le Albitzie, dalle larghe fronde, formano una compatta zona d’ombra, al di sotto le panchine per le soste e le chiacchiere. La parete della casa di fondo ospiterà un “murales” di intaglio in pietra, a simulare rami di alberi.
Dalla parte opposta, il giardinetto del Comune viene trasformato in un “balcone pubblico”: una pergola gira attorno e crea l’ombra per stare sulle panchine a guardare la piazza e il passeggio.

Il progetto prevede anche una nuova distribuzione funzionale dei parcheggi e delle fermate dei bus.

APPRODI TURISTICI, PROTEZIONI A MARE E SISTEMAZIONE DI SPAZI PUBBLICI, LIVORNO 

Il Comune e la Provincia chiedono degli studi di fattibilità nelle zone in Ardenza, Antignano e Scoglio della Regina per promuovere la qualificazione della costa, data la storica ed importante presenza di stabilimenti balneari e dei più recenti piccoli approdi turistici. 

L’obbiettivo della riqualificazione dei”bagni” e dello sviluppo della portualità turistica appariva, ad un primo approccio, rispondere a due esigenze antitetiche, giacché è contraddittoria la convivenza tra la balneazione e la nautica negli stessi specchi acquei. 

La costa sud di Livorno già presentava, però, tale peculiarità con ampi margini per calibrature e per sensibili miglioramenti. Furono formulate attendibili ipotesi con l’esperienza e la capacità progettuale dell’ing. Leonida Maggio, esperto in  ingegneria marina, con cui fu firmato il progetto. 

Allo Scoglio della Regina venne progettata una scogliera di protezione all’approdo turistico a al lungomare limitrofo. Vengono ipotizzate sistemazioni di aree urbane limitrofe al lungomare; angoli con pergole e fontanelle. 

Alla rotonda di Ardenza si pensa a larghi viali pedonali e lungomare di palme. Nel mare davanti ad Antignano si ipotizza un faro-albergo collegato a terra da una lunghissima passerella.

PROGETTO REGREEN – COMUNE DI FIRENZE 

Progetto europeo del programma Cultura 2000 action 1, Giardini Pubblici Urbani del IXX secolo- giardini con serre. programma Comunitario, partners del progetto: città di Girona (Spagna) e direzione generale dei giardini di Schönbrunn, Ministero dell’Ambiente del Governo austriaco.  Firenze : progetto per il migliore utilizzo del Tepidarium nel Giardino dell’Orticoltura e spazi urbani limitrofi. 

Riqualificazione delle zone pubbliche dal Parterre a  Via Vittorio Emanuele II a Firenze 

Lo spazio pubblico esterno è spazio di accoglienza per i cittadini e può fornire loro occasione di incontri, occasione per pezzi di vita fuori dalla macchina quotidiana. Ponte Rosso e  aree pedonali: dall’attuale  sommatoria casuale di quest’area dove elementi importanti della vita cittadina non riescono a omogeneizzarsi o armonizzarsi nello svolgimento del loro uso: il ponte, lo snodo stradale, il viale, il Parterre, il parcheggio. La definizione e un’immagine di identità venne proposta con un elemento che catalizzi e riassuma: una scultura-fontana monumentale. 

Creazione di percorsi protetti in Via Bolognese e Lungo il Mugnone: allargamento dei marciapiede; attraversamenti pedonali protetti. qualificazione del percorso pedonale reintroducendo a Firenze l’uso dei sestini di cotto, dissuasori illuminanti; creazione di una passeggiata rialzata dalla sede stradale, separata da una ringhiera e rampicanti . Creazione di una pista ciclabile per renderà vitale il nastro verde del letto del Mugnone. Ingresso al Giardino dell’Orticultura: pavimentazione in sestini di cotto nel nuovo spazio con dignità di vera piazzetta.

 Coprogettista Arch. Risicaris.

PROJECT FINANCING “SPAZI APERTI” – COMUNE DI FIRENZE, PROGETTO DEL GIARDINO DELL’ORTICULTURA, FIRENZE 

Il giardino dell’Orticoltura ha una importanza e una particolarità storica uniche per la città di Firenze e non solo. L’identità della sua nascita e del suo sviluppo è quella generata dalla ottocentesca Società di Orticoltura. 

La bella figlia di questa storia è il Tepidario del Roster, oggetto prezioso e anomalo nella nostra città, anzi raffinato oggetto in ferro e vetro raro nel paesaggio italiano. Si è pensato che la sua vocazione storica non si doveva tradire o dimenticare, perciò, come spesso è nelle cose, la sua bellezza andava  valorizzata assecondando le doti naturali.

 La forma che oggi vediamo  è il risultato di una perdita, di una grossa identità persa. Non è la storia di un giardino pubblico ma la storia di una Società che fondò sul giardino il suo manifesto naturale, lo strumento operativo ed il proprio mezzo di sussistenza. La Società Toscana di Orticoltura  ebbe il fine di sperimentare, promuovere e diffondere la cultura degli orti e dei giardini, implementando l’ impulso nascente nel campo dell’agricoltura e della botanica. I

l potenziale di ricchezza e d’originalità di questo spazio scaturisce dal suo carattere originario: non un giardino di piante ornamentali, ma piante orticole e per di più sperimentali, un avvicendarsi di varietà, nuovi ibridi, nuove introduzioni da paesi lontani. 

Per questo si è voluto proporre quella specificità persa ed offrire al pubblico un giardino del tutto originale: un grande orto al centro della città.

PIAZZA ANGIOY, COMUNE DI BAULADU (OR)
L’Amministrazione Comunale di Bauladu, un piccolo comune della Sardegna, voleva dare una nuova veste alla piazza principale che prospetta la chiesa romanica di San Gregorio Magno e mi chiese come intervenire pur lasciando gli elementi principali presenti, cioè la fontana e gli alberi di olivo.

 
La proposta si incentrò su due elementi: la continuità della pavimentazione a raggiera in pietra anche sulla parte carrabile per aumentare otticamente lo spazio ed una sorta di portale vegetale sulla strada di ingresso alla piazza. Si propose di aumentare le alberature con Albitzia julibrissin, piccoli alberi ad espansione orizzontale, per ombreggiare la sosta conviviale. Si propose, inoltre, un’attenzione particolare alla fattura delle sedute: in ferro battuto o in ghisa con decorazioni a motivi sardi.