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H08

Ho avuto occasione di lavorare per diverse pubbliche amministrazioni e ho molto amato poter servire la cosa pubblica.
Ho anche lavorato per i privati, persone o aziende, e, in quel caso, ho cercato di interpretare le loro esigenze che si dovevano armonizzare con la vita della città e degli altri cittadini.ContattiAmo la paesaggistica, branca in cui mi sono anche specializzata, perché sento l’esigenza che i muri di pietra, di cemento, di mattoni siano vissuti ed animati dalle persone, dagli animali, ma che anche siano avvolti dal movimento irregolare della crescita dei vegetali.
Oggi il mio interesse principale di lavoro e di ricerca è sulla qualità dell’abitare: comporre insieme dei disegni di vita, costruire in modo condiviso spazi e progetti collettivi; costruire insieme edifici e parti di città anche con le proprie mani: l’autocostruzione. Realizzare “con i mattoni” un moderno passaggio dal vivere la vita dentro la casa (o nel lavoro) al vivere la vita dentro la città.
Ho avuto la fortuna di progettare diverse piazze. E’ stata l’occasione per pensare spazi che, per loro vocazione, possono favorire l’incontro delle persone, l’occasione per creare luoghi nuovi rendendo concreta un’immagine che, bella, spinga ad un senso più pieno della vita.
Le piazze, naturalmente, non sono state che uno dei modi possibili. L’architettura è modellazione dello spazio che include il movimento, la vita dentro di sè. La potenza dell’immagine architettonica è forse maggiore di quella pittorica o della scultura, perchè non si lascia solo ammirare ma integra in se stessa la persona che è l’oggetto per cui è nata e per cui vive. L’oggetto architettonico obbliga ad un movimento dentro di esso e solo così può essere compreso; quando si riduce ad immagine bidimensionale per rappresentarlo, si elude la sua essenza e difficilmente può essere apprezzato. Probabilmente, il senso del costruire sta nell’inscindibilità dello spazio, tridimensionale, dal movimento.
Un edificio nato senza fantasia è solo una porzione di spazio immobile dentro cui ci si spegne.
L’architettura sempre si esprime al meglio solo quando riesce a legare il costruire con l’espressione poetica che racconta con immagini, immagini fatte di pietra e cemento dentro a cui vivere, per andare oltre il buon costruire, necessario ma non sufficiente.
L’attenzione, l’intelligenza portano la tecnica a soluzioni che permettono un benessere più che soddisfacente, che sia alla portata di tutti. La ricerca, che non è affannosa corsa alla produttività, sta sviluppando soluzioni organiche a misura d’uomo.
Ma la misura dell’uomo è prima di tutto pensieri ed emozioni e allora il fare dell’architetto presuppone un interesse forte a stabilire un rapporto con chi frequenterà ciò che egli costruisce; l’oggetto cui il suo fare mira è una possibile nuova identità a cui l’utile, povero, non ha strumenti per dare risposte.