Laureata in architettura a Firenze, ho coltivato a latere la passione per le piante, per la botanica. Da qui l’interesse per la paesaggistica che mi ha portato a specializzarmi presso il Politecnico di Milano. Ho collaborato con un bravo ed esperto paesaggista, conoscendo intanto il lavoro del Porcinai, esperienza fondante la paesaggistica in Italia.
Un istituto privato per formazione superiore, che aveva fondato, con lungimiranza, una scuola di giardino e paesaggio mi chiamò ad insegnarvi, insieme ad un gruppo di qualificati colleghi.
Ero agli inizi e mi volli mettere alla prova partecipando ad un concorso nazionale per la riqualificazione del centro storico di un piccolo centro in Sardegna. Vinsi il concorso e mi furono fatte realizzare due piazze a Milis, piccolo e bellissimo paese in provincia di Oristano.
Altre Amministrazioni pubbliche in Sardegna mi hanno poi chiamato per progettare le loro piazze e i loro spazi pubblici.
Intanto facevo restauri e ristrutturazioni di edifici privati . Tra questi, un’esperienza rilevante fu un gruppo di edifici in Firenze di un “centro storico minore”, residuo agricolo ormai al centro della città. Si giocò tra il restauro rigoroso e la ricerca di contemporaneità.
Un incontro fondamentale per la mia formazione è stato con il lavoro dello psichiatra artista Massimo Fagioli, insieme ad un gruppo di architetti. Furono incontri collettivi e confronti con lui per dare forma a pensieri e immagini di architettura e sull’architettura. Il lavoro ha prodotto teoria e splendide realizzazioni: il “palazzetto bianco” www.architettiroma.it/, piazza Rolli e piazza Cavalieri a Roma, una casa a Latina, molti interni e oggetti d’arredo.
Mi sono state regalate idee geniali, completamente sganciate da stili e mode ma profondamente legate al senso dell’oggetto che si doveva costruire: una torre-enoteca, che purtroppo non trovò la copertura finanziaria; insieme ad altri colleghi: una riqualificazione urbana e tre piazze per un concorso; una palestra teatro a Firenze e una piazza che finalmente si costruì nel cuore della Puglia. Ho verificato di persona che l’opera realizzata provoca reazioni, commenti, immagini. Una donna, cultrice dell’arte e che niente sapeva della storia, d’impulso commentò vedendola che vi leggeva l’immagine di una donna nera. Guarda caso il progetto era stato denominato “le malie della strega”.
Il lavoro con Massimo Fagioli e il gruppo di architetti portò ad un catalogo dei lavori, “Il coraggio delle immagini”, e ad una mostra accolta con notevoli riconoscimenti, che, con il patrocinio del Ministero degli Esteri, fece il giro del mondo.
Grazie alla mia esperienza nel costruire spazi esterni nuovi mi furono chiesti progetti per piazze e riqualificazioni di centri storici in Alto Adige, Corvara e Kurtatsch.
Per molti anni ho lavorato in Sardegna, soprattutto nel pubblico, e così è capitato che un medico di Verona, una donna amante di quell’Isola, volle conoscermi e mi incaricò di costruire un centro di terapie e turismo nella campagna della provincia di Oristano. I tre ettari incolti intorno alle case diventarono giardino, orti e agrumeto, gli spazi esterni diventarono corridoi per gli interni. Abbiamo voluto fare con entrambi un modo di abitare.
Uno studio sui giardini pubblici del Comune di Firenze mi portò all’approfondimento del giardino dell’Orticoltura e l’Assessorato all’Ambiente del Comune mi incaricò, insieme ad un esperto collega di progetti europei, di lavorare al progetto “ReGreen”: rivalorizzare i giardini storici con serre (greenhouses). Il grande Tepidario di Firenze si confrontò con il bellissimo giardino pubblico di Girona (Spagna) e con i giganti del giardino di Schönbrunn a Vienna. Incontrarsi, confrontarsi, progettare tra diverse nazioni mi ha fatto provare il senso di un respiro grande, un’ossigenazione profonda.
Ancora per l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Firenze ho progettato la riorganizzazione e qualificazione di una parte della città adiacente al giardino dell’Orticoltura.
Lo studio storico del giardino mi indusse a sviluppare un progetto che affermasse il suo valore di nascita, fondato dalla ottocentesca Società dell’Orticoltura. Pensai all’originalità per Firenze, ma anche per i giardini italiani, che accanto agli spazi d’incontro cittadini venisse riproposta la sperimentazione delle coltivazioni orticole. Proposi di costruire nel centro di Firenze un grande orto-giardino. Fu questo il mio progetto nel Project Financing “ Spazi Aperti”, ma l’Amministrazione non approvò.
Una piccola fontana in travertino, progettata insieme ad un collega, vinse il 3° premio del Concorso nazionale di idee “Incontro tra l’architettura e l’artigianato”.
Pensando che anche l’architettura andava mostrata come immagine, con una collega, abbiamo costruito una mostra retrospettiva di alcune nostre opere significative. E’ stata presentata a Pisa, a Roma, a Firenze, a Livorno, e nel castello di Genazzano (Roma), sede di Esposizione delle arti contemporanee.
Ora, una Società di produzione di ottimo vino di un comune del Chianti mi ha incaricato dell’ampliamento della cantina di produzione.
Abbiamo cominciato e stiamo costruendo un grande ricovero e magazzino per le macchine agricole e conto che il cemento armato, il rame e il cotto diventino la pelle di un nuovo grande animale che sta acquattato a guardia delle vigne.
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